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Recensione "M. Il figlio del secolo" di Antonio Scurati
Prima di entrare nel merito della storia vera e propria vorrei soffermarmi brevemente sul modo in cui è scritta.
Credo che qualunque aspirante scrittore vorrebbe avere al suo attivo almeno una delle innumerevoli frasi straordinariamente calzanti, precise e magistrali presenti in questo libro.
La pulizia del linguaggio, la chiarezza incontrovertibile dei concetti espressi, l'incisività dei termini utilizzati, rendono questo libro un memento imprescindibile per chiunque decida di scrivere.
Alcune frasi di Scurati sono un vero inno alla lingua italiana, sono identità nazionale e patrimonio incalcolabile.
Premessa la forma, entriamo nella sostanza.
I fatti storici riportati vengono ingentiliti ma non stravolti dal romanzo, per quanto si possa ingentilire il terribile ed inarrestabile cammino del fascismo in Italia.
Il volto, il corpo, il genio è immancabilmente lui, M, l'umile affamato che sbrana il presente in favore della sua visione del futuro e che, con insaziabile ambizione, sale sulle spalle del popolo schiacciando tutto quello che gli si para davanti.
È un'ascesa inarrestabile la sua, senza rimorsi, senza timore di dio o di altro.
Sull'altare della propria ambizione non si fa scrupolo di sacrificare famiglia, amici, sottoposti, avversari o sodali: lui è il figlio del disgraziato secolo '900 ma ne è anche padre e carnefice.
Nella narrazione di Scurati non c'è presa di posizione, perché i fatti vengono presentati ma mai commentati, neanche velatamente. Il grande pregio di questo libro infatti è quello di non schierarsi e per questo è fruibile sia dai detrattori che dai sostenitori di Mussolini.
Si sviluppa come una cronistoria degli anni che vanno dal 1919 al 1925, in un'escalation di violenza che altro non è che la nostra storia: se ci si pensa è agghiacciante.
Il romanzo parte dal primo dopoguerra, in un'Italia politicamente dominata dalla sinistra e sconvolta dai grandi scioperi che la paralizzano. Nelle pieghe dello scontento generale si insinua Mussolini, che fa leva sul senso di sconfitta generato da una vittoria del conflitto mondiale che, come descritto da Scurati, non ha portato lustro e onori al Paese.
M., il figlio del fabbro, in un'ascesa vorticosa ed inarrestabile, costituisce e porta in parlamento il partito fascista con metodi intimidatori, servendosi di personaggi discutibili come braccio armato della sua ascesa ma anche di personaggi che per cultura e orientamento politico dovrebbero contrastarlo: tra questo Giolitti ed il re d'Italia per citare i più clamorosi.
Grande rilievo nella storia assume anche uno dei personaggi più oscuramente grandiosi del secolo scorso: Gabriele D'Annunzio. Eroe di guerra prima ancora che poeta illustre, il "Vate" presta il volto e in seguito il fianco, alla scalata al potere di Mussolini.
C'è però chi ancora oppone una strenua resistenza a questa ondata distruttrice, pur nella solitudine delle proprie carte e negli appassionati discorsi parlamentari che cadono nel vuoto.
I giorni descritti scorrono su pagine di ordinario terrore, a tinte sempre più fosche, in un'atmosfera asfittica e raccapricciante e, capitolo dopo capitolo, la speranza stinge e vira al nero più disperato.
Ed è descritta solo la realtà.
Lo consiglio caldamente, anche solo per erudirsi in ciò che è successo nel nostro bel Paese pochi decenni fa o anche solo per erudirsi nella lingua italiana.
Bellissimo e terribile

Le mie recensioni

"M. L'uomo della provvidenza"
di Antonio Scurati
Il secondo capitolo della tetralogia su Mussolini si apre con la malattia del Duce del fascismo, la patologia che corrode e invalida il potente e lo lascia prono e disarmato dinnanzi alla sua fragilità. Corre l'anno 1925 e l'Italia, ancora sconvolta dalla brutalità dell'omicidio Matteotti, è sull'orlo della decisione epocale: fascismo o non fascismo. È ancora verosimile opporsi?
Ancora una volta M. la spunta, sia con la malattia che con l'opinione pubblica: con un guizzo da guitto di avanspettacolo ribalta il potenziale disastro a suo favore e dà la spallata definitiva alla democrazia e al suo strumento: il parlamento della Repubblica italiana.
Imbavaglia, mette in valigia e spedisce al mittente qualsiasi critica o tentennamento rispetto al suo operato, applicando alla lettera la logica del "chi non è con noi è contro di noi". L'ulcera che lo affligge passa dal suo corpo alla nazione, che ne rimarrà da adesso in poi affetta in modo irreversibile negli gli anni a venire.
Il fascismo, che prima serpeggia subdolo tra le pieghe sociali, ora si gonfia e travolge tutto, permea ogni aspetto della vita pubblica e privata, diventa movimento di masse adoranti e di popoli prostrati e schiacciati.
La campagna libica portata avanti dal 1911, diventa prodromica di quanto verrà poi attuato nel teatro bellico che si prepara per i prossimi anni. La repressione di intere popolazioni di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan viene attuata con tradimenti, deportazioni, genocidi in nome delle aspirazioni colonialistiche del regime.
Mussolini è uno schiacciasassi che tutto tritura e polverizza sul cammino verso l'immortalità; egli piega e distrugge gli avversari politici, dileggia il potere del re, mercifica il potere della Chiesa, smorza brutalmente qualsiasi barlume di democrazia e tutto divora, famelico e sensuale.
Il popolo lo osanna, vuole toccarlo, sentirlo, vederlo, respirarlo ed egli non si sottrae a questa voracità: la alimenta. Si fa riprendere, fotografare, è dappertutto, praticamente non dorme, sfianca con la sua efficienza e produttività. Inizia e porta a termine a tempo record una miriade di opere pubbliche, smantella e ricostruisce, secondo la propria visione, tutte le istituzioni pubbliche.
In questa corsa verso il 1932, data in cui si chiude questo secondo capitolo, non vengono risparmiati familiari, amici, sottoposti: tutti servono al suo scopo, tutti vengono travolti e piegati o rimpiazzati. Non c'è affetto, senso di amicizia o cameratismo che lo intralci e lo freni. Lui è l'uomo della provvidenza, e come tale, incarna il necessario, l'insostituibile. Il compendio della sua visione è: "se io muoio, tutto si sfascia". E probabilmente è vero.
Come il precedente, anche questo capitolo della storia di Mussolini, del fascismo e dell'Italia, regala al lettore frasi memorabili e pagine scritte magistralmente: lo stile di Scurati innalza a vette poetiche anche i fatti più gretti e disperanti.
A parer mio, il grande pregio di questo mirabile autore è quello di avvicinare il passato a noi e mi sentirei di consigliare M. anche a chi non è appassionato di storia perché la forma del romanzo e la suddivisione in brevi capitoli rendono godibile anche una sequela di date e fatti altrimenti terribili ma a volte poco coinvolgenti. Il tutto espresso in uno stile impeccabile.
Bello e sempre più inquietante.

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